domenica 2 gennaio 2011

A volte mi sento quasi circondata



Sono questi libri son sicura: ora, ora, lo dico senza compiacimento, ma solo con la schiena rotta. Non ne scrivo mai del peso dello studio, e dei miei studi poi: storie o letterature che scorrono piano, come non fossero già scadute. Logiche e problemi, e spine che si insidiano sotto  i quintali di pagine, che chi mai le troverebbe, se non noi, che ci sporchiamo le mani della polvere di vecchi alfabeti e scopriamo misteri  di cui poi non siamo capaci di parlare.

E allora ci dividiamo, e c’è la falange di chi si svilisce e si scava buche sotto i piedi, e ci si infila per sembrare più basso degli altri, per non spiegare o apparire, per fabbricarsi un mantello di invisibilità fatto di lode agli altri, lode alle scienze, all’utilità, spadroneggiando esperto fra i termini che costituiscono le nostre maggiori accuse: non costruisco ponti, non tagliuzzo il cancro, continuo solo a perdere diotrie, e no, non chiedete, non  chiedetemi il perché, non lo capireste: siete meglio di così. Studio un qualcosa che secondo voi è facile e allora mi convinco che sia così e giocherello con la famosa questione in mano “da grande non troverò lavoro” e faccio finta di non aver paura.

Io, ecco io dentro sono così. Poi però c’è quello che mostro e  io mi mostro della falange degli altri.

La falange di chi sa che impilando ogni sua conoscenza, come quantità, come quantità, si costruirebbe un trono in grado di fargli dominare chiunque, chiunque. Quel trono non lo costruisce e non lo costruirà mai, però lo paventa, poverino, è l’ unico gatto da guardia che  ha, lo tiene stretto. Si svilisce ogni altro studio o scienza  soltanto per prevenire, contrattaccare senza il contro (senza neanche l'attacco in realtà), le accuse che pioveranno, certamente. Si aspetta la domanda “ma filologia in che senso” per esibirsi in articolati giri di parole, giri giranti attorno al giro del nulla che tanto è nullo tanto è infinito:  in fondo come potresti capire, in ogni caso non potresti capire. 

Son una che fa Lettere, non sembra ci sia qualcosa da spiegare, in un film o sarei quella carina che declama poesie con occhi scintillanti, oppure quella che si ammazza di canne declamando Baudleaire, ed infilza serie e serie di banalità come le imparasse a scuola.
E ancora: forse son proprio così: però non vengo oggi al mare con voi, perché devo studiare.

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