Questo "blog" è la dimostrazione palese del mio non riuscire più a scrivere. Totale disfatta disarmante. Ma Marco ha letto la mia cosa sui libri, penso sia l'unico che l'ha fatto, che poi in realtà gliel'ho letto io però insomma Marco ha letto e Marco ha detto; ha detto che non ho mai scritto una cosa più vera - io avrei detto più brutta ma poi mi sono smentita con il post successivo e allora ritorno su quell'aggettivo, e me lo arrotolo fra la lingua e provo a capirne il gusto - e non lo trovo. Non trovo il "vero" che devo trovare per far sorridere di nuovo quel sorriso così, che ora mi pare la ricetta per salvare il mondo, far sorridere quel sorriso con un altro aggettivo "vero".
E allora zonzo fra questa camera verde di De Gregori e disordine e tactac dei tasti - che è incredibile questo nuovo pc che tutti i tasti fanno tac, manco un tic, molto da me, mi piace tantissimo - TAC - . Ho appena chiuso una conversazione Facebook con il mio amico, mi sono appena mandata sms con la mia amica, la testa scoppia di studio appiccicoso, l'unico riposo pare comunicare (ancora? Ma come è possibile?) e i miei amici che mi consegnano lievi quel solito dolce biglietto da visita, che mi allungano sorridenti, prima di lasciarmi:
grazietere.
Grazietere, grazietere, un'altra parola che trasformo in caramella, che ripeto fino a toglierle tutta la vernice del significato, fino a farla tornare trasparente scheletro di parole, per cercarne le vertebre, per contarne le ossa - grazietere - No, per scoprire che non le trovo, che continuo a non capire, solo so, che son brava a parlare, consigliare, confortare, accudire, forse ad una condizione, regola, postulato, assioma, anzi proprio legge, tipo la Tobler Mussafia: che a nessuno di questi verbi, una volta declinato alla prima persona singolare di qualsiasi tempo, sia mai apposta la particella enclitica riflessiva -mi. Mai. Legge.
Non so parlarmi, non consigliarmi, non confortarmi, non accudirmi.
Che ora l'eccezione va trovata pena la noia grigia, da regola inviolata:
so scapparmi, so scapparmi.
E ora lo faccio così, con de Gregori che mi parla del mio tempo verbale preferito.
l'avevo letta tutto d'un fiato quella magia sul LIBRO e poi non te ne ho parlato più, stupida me. ma facciamo un gioco adesso: che sia da oggi in poi carnevale, che la legge non sia più legge, che impariamo a scapparci di meno, e a curarci di più, ma a partire da noi e non da chi da noi si aspetta sorrisi.
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